Si è parlato di Novecento e di Europa nel bell’incontro che ha visto a confronto le due scrittrici, per loro natura attente alla testimonianza e al segno, e capaci di grande coinvolgimento personale e pubblico. Passi scelti sia da “Maddalena ha gli occhi viola ” di Rosanna Turcinovich, che da “Rotte d’Europa” di Marina Torossi Tevini sono stati letti con grazia avvincente da Raimonda Popaj, Mark Veznaver, Lili Radoeva Destradi, Elena Giacomin, Leonor Bucinca, Ottavio Gruber seguendo la traccia di significati proposta da Gabriella Valera Gruber.

Novecento ed Europa dunque a partire da due libri diversissimi. Il libro di Rosanna Turcinovich, parla di deportazione e di susseguente emigrazione: Madddalena /Miriam,  salva da Auschwitz, è testimone in Canada per tutta la sua vita, (di donna, di sposa, di madre) di una tragedia ancora incomprensibile, che turba gli animi dei più giovani. Vocianti ed ignari, la attendono nelle aule scolastiche,diventando all’improvviso consapevoli, di un terribile passato anche generazionale.
L’altro libro, di Marina Torossi Tevini, prendendo spunto dai viaggi dell’autrice, da sguardi su città e paesaggi, su comportamenti umani dentro le reti del presente, sviluppa una serie di riflessioni (tutte da discutere) relativametne a individuo, soggetto, io, etica, politica ed economia….
Due libri in cui Novecento Europa e Occidente diventano l’uno qualità dell’altro, spazi piccoli o grandi qualificati dallo status che in essi ricevono i corpi che li abitano, spesso senza riuscire a vederne completamente i confini che pure strappano le loro pelli, senza vedere lo sguardo che li ha costituiti e che li costituisce. Spazi che sono stati naturalizzati dalla storiografia in tempi ed epoche, passato e presente, perdendo la dimensione più propria della storicità che non è storicisticametne definibile in continuità e discontinuità ma culturalmente qualificabile come relazione forte fra i soggetti e le loro esperienze di memoria e di vita