Un bell’incontro di poesia vera e densa, nelle letture e nelle interpretazioni di testi classici e contemporanei dedicato a “Le notti del Mito”, festival nazionale di poesia, ideato e promosso da Alessandro Canzian, Samuele Editore.

Dopo il saluto di Alessandro che ha raccontato la genesi dell’idea e l’emozione dell’organizzazione che in brevissimo tempo ha visto l’adesione di tante realtà, i due interventi introduttivi di Gabriella Valera e di Marina Silvestri hanno concentrato l’attenzione sulle “figure del tempo” fra mito e poesia.

Gabriella Valera ha emozionato e si è emozionata mettendo a confronto tre diverse letture del mito di Orfeo ed Euridice. Quella di Ovidio  è concentrata sul tema dell’amore che non riesce a trattenersi: Orfeo perde così la sua Euridice per la seconda volta mentre Euridice tende invano le braccia per non ritornare al suo destino di morte e per non perdere il suo amato.

La straordianria rilettura del mito data da Rainer Maria Rilke contrappone invece l'”impazienza” di Orfeo alla “pienezza di morte”, che fa di Euridice la figura di un tempo “finito” perchè chiuso in se stesso e nella sua eterna radice. Ella è radice, è vergine, è sola, è ignara d’ogni altro sentimento che non sia quel suo essere gestazione di un’ altra eternità

Sono il tempo della vita e della morte che si confrontano. E così altrettanto emozionante è la lettura del mito nel dialogo fra Orfeo e Bacca, uno dei dialoghi con Leucò di Cesare Pavese. Orfeo non regge all’idea che il passato possa ripetersi nel futuro, che tutta quella morte che ormai pervade Euridice possa riimpossessarsi della sua vita,e prende la sua decisione: “sia finita”, e si gira a guadare Euridice per perderla definitivamente.

Pavese, amico del grande grecista Mario Untersteiner, ebbe col mito, ha sottolineato Gabriella Valera, un rapporto forte. Ne scrive in una lettera a Fernanda Pivano. La lettura che conclude l’intervento di Gabriella Valera non manca di lasciare un segno profondo nell’uditorio, oggetto di dialogo nella parte finale dell’incontro.

Se Gabriella Valera aveva messo in evidenza uno dei caratteri della mitologia antica, il suo contrapporsi per definizione alla storia (costruita nel tempo attraverso i “discorsi” appositamente scritti per registrare dati ed eventi), l’intervento di Marina Silvestri sul mito di Demetra e Persefone mette invece in evidenza (ma non si tratta di una cotrapposizione) il ruolo del mito come “narrazione e memoria” o narrazione di memoria. Nel mito di Persefone e Demetra di fatto potrebbero essere sedimentate le memorie relative alle grandi catastrofi ecologiche che hanno caratterizzato la storia del pianeta anche enlle età più antiche.

La serie delle letture programmate è stata aperta da Cristina Gerin che ha posto il tema del kairos al centro dell’attenzione ed è stato davvero interessante sentire come le letture abbiano infine rappresentato, nel contesto già suggestionato dal tema “tempo”, lo specifico kairos che i singoli lettori avevano intuito nel proprio percorso ed espresso nelle loro parole. La proiezione del proprio sguardo esistenziale nel mito (o nella leggenda) di Ulisse è passata così attraverso diverse delcinazioni e comunque il tema del viaggio si è presentato con un suo significato particolare. I poetiche si sono susseguiti Lilyia Radoeva Destradi, Elena Giacomin, Nunzia Piccinni, Giuseppe,  hanno riletto se stessi alla luce di un più ampio pensiero.

La poesia di Vittoiro Comisso ha infine rappresentato il Mito stesso personificato, smarrito in un mondo in cui tutto è secolarizzato desacralizzato e falso, ansioso alla ricerca di un luogo dove ritornare ad essere.

A partire dalla lettera di Pavese alla Pivano e da alcune considerazioni di Cinzia Platania, della stessa Marina Silvestri e del pubblico si è sviluppata una impegnativa riflessione sull’idea stessa di universale che dal mito potrebbe scaturire e sulla difficoltà di usare un linguaggio adeguato alla ormai consapevolezza degli orrori portati nel mondo attraverso la retorica dell’universale e dalla necessità parallela di non cadere nel relativismo quando si parla come la poesia parla dell'”umano”.

La registrazione dell’incontro è disponibile