“Canto d’Amore” è il titolo che abbiamo dato d’accordo con le autrici all’incontro di poesia che le vede al San Marco compartecipi di uno spazio letterario certamente suggestivo.

Laura Lola Ramieri ha studiato presso IED ModaLab di Milano avendoprima frequentato ilLiceo Artistico Bruno Cassinari di Milano, città nella quale vive. Ha lavorato e lavora quando se ne creano le condizioni in questo mondo precario nel mondo dlela moda sia come modella sia come stilista.

Nel profilo del suo blog scrive: “Si accendono le buie luci nel condominio e io controllo tutte le sere la cassetta della posta con la speranza di trovare una letterina d’amore Magari da parte dello Scoiattolo, e della Formica”. Il buio delle sue luci è gentile e fiabesco, dalle sue ombre nasce la poesia.

Alessandra Flores D’Arcais ha studiato presso l’Università degli studi di Padova e poi ha conseguito il titolo di dottore di ricerca a Milano. Insegna a Udine presso l’Istituto comprensivo statale Cuore dello Stella ma soprattutto è scrittrice e apprezzata traduttrice specializzata nella lingua e letteratura francese,  Ha pubblicato tra l’altro il libro di poesie “Strappi” (Lietocolle 2016), e “Scimmie di corte” del 2015.

Introduce e coordina Gabriella Valera, la quale parla della singolare attenzione rivolta da Alessandra a quel particolare rinchiudersi in se stessi, nella propria concentrazione sempre pregna di significati, che è di ogni “individuo” (figure di ciò il ragazzo autistico, la signora malata di Alzheimer, l’allievo “extraeuropeo”, ma anche il gabbiano e il suo “interlocutore”) là dove l’individualità dell’autrice è sempre presente con occhio attento e anima aperta alle suggestioni dei ricordi e dei paesaggi: un linguaggio pieno di forza quello di Alessandra, di una chiarezza quasi solare, nonostante le tristezze che pervadono le su epoesie, capace di respirare alto proprio mentre si chiude in atto di consapevole modestia leggendo gli ultimi versi dei testi.

L’occhio di Laura invece è nello stesso  tempo attento e lontano, guarda e lascia lo sguardo”apoggiato” su ciò che vede, sembra la poetessa prendere ocntinuamente congedo da ciò che nel suo andare “apprende”, nel senso di una “appercezione”continua del reale.Il suo linguaggio tutto personale è fatto di brevi moduli, apparentemente slegati che non rispondono a nessuna regola né sintattica né paratattica ma solo alla regola interna della poesia.Così rappresenta iol mondo che la in tanti tasselli di un mosaico che non si ricompone ma rimane inciso su diverse tele. Un mondo “elementare” , fatto di crepe, di foglie che danzano e di profumi con cui l’autrice non si identifica ancora, quindi di attese, di ombre, di misteriose presenze che “si appoggiano” e sussurrano, e giostre, e lucine, ed… amore.

Come sempre è il pubblico a rendere calda la serata con le emozioni e il dialogo che le poesie riescono a fare emergere. Le riflessioni di Cinzia Platania, le richieste di rileggere poesie di Ottavio Gruber, Elena Giacomin, Marina Santoro, le considerazioni commosse di Nunzia Piccinni e di Giuseppe, hanno dato alla serata un particolare significato di incontro e di riflessione sui nostri linguaggi e sul nostro essere.